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MARINA RIPA DI MEANA: UNA VITA VISSUTA COME LA TRAMA DI UN FILM

di ANDREA IANNUZZI

 

I suoi cappellini stravaganti, la sua innata eleganza, le sue vicende che hanno scritto almeno un quarto della storia di questo Paese se ne vanno con lei. A noi, che l’abbiamo conosciuta, l’abbiamo amata, l’abbiamo sostenuta resta il suo indelebile ricordo.

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Ieri si è spenta a 76 anni Marina Punturieri, nata borghese, che nel corso della sua vita è stata prima Lante della Rovere  e poi Ripa di Meana. Una nobildonna che, nonostante nelle vene non avesse sangue blu, ha insegnato alla monarchia romana (e non solo) a guardare oltre gli stemmi di famiglia sulle pentole.

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Protagonista indiscussa delle cronache rosa fin dagli anni ’60, quando ebbe la geniale idea di aprire un atelier di moda a Roma in piazza di Spagna con l’amica Paola Ruffo di Calabria (divenuta poi Regina del Belgio), conquistò le copertine di tutti i settimanali per le sue vicende sentimentali a volte burrascose.

Al di là dei suoi mariti, che le hanno comunque dato il titolo di Duchessa e poi Marchesa (anche se in molti erroneamente l’hanno sempre definita Contessa), non si possono dimenticare l’amore per il pittore Franco Angeli e quello per il giornalista Lino Jannuzzi. Dal suo primo matrimonio la donna ha avuto l’unica figlia, Lucrezia.

Marina ha scritto un libro negli anni ’80, intitolato “I miei primi 40 anni”, la biografia della sua esistenza fino a quell’epoca, e indirettamente un’antologia di quella dell’Italia intera. Amica di Bettino Craxi (lei fu una delle poche a difenderlo a spada tratta nel periodo di Tangentopoli), divenne poi animalista convinta dopo aver indossato per anni pellicce milionarie (per questo nacque un battibecco televisivo rimasto celebre con la contessa Patrizia de Blanck).

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Ci fu un periodo agli inizi degli anni ’90 dove si cimentò anche nell’editoria, editando la rivista Elite che per parecchio tempo ebbe grande successo. Nello stesso momento scrisse il prosieguo delle sue novelle con il libro “La più bella del Reame”. I fratelli Vanzina restarono folgorati da questa narrazione, tanto da produrre un film con Carol Alt come protagonista (e per lei fu la consacrazione) ispirandosi al primo volume.

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Anche il secondo ebbe il suo sbocco cinematografico, e Carol Alt tornò a rivestirne i panni. Il successo al botteghino però non fu lo stesso, ma almeno Marina riuscì a raccontare molti aneddoti in più di se stessa che il suo primo editore (non si è mai capito il perché) scartò.

Restano famose le attenzioni ricevute da uomini potenti, come l’avvocato Agnelli, come il Principe Carlo D’Inghilterra e addirittura Aristole Onassis (cosa che scatenò una violenta baraonda tra l’armatore e Jackie Kennedy con cui si era da poco sposato).

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Da parecchio lottava contro il cancro, era stata molte volte ospite in tv per raccontare questa battaglia che è riuscita ad affrontare con coraggio fino alla fine.

Il videomessaggio in cui si vede genuflessa dalla sofferenza, e dove vengono lette le sue ultime parole, sta commuovendo il mondo intero. La Ripa di Meana ha scelto la sedazione palliativa profonda continuata.

Si è arresa prima che la malattia la distruggesse per sempre. Ha vinto lei, ha vinto Marina, che ha superato quella paura della morte che con la sua solita bizzarra ironia aveva raccontato in uno dei suoi libri.

Marina Ripa di Meana per chi ha avuto la fortuna di conoscerla, era una forza della natura.

In queste ore su tutti i social vengono postate immagini da parte dei suoi amici di sempre: da Barbara D’Urso, a Gianni Dei, a Mara Venier, a Nicola Santini (che le è stato accanto sempre), fino alle persone comuni che hanno voluto esprimere il loro cordoglio.

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Un esempio di come un personaggio come il suo, sempre eccentrico, anticonformista, sopra le righe abbia dato di più all’Italia che molti intellettuali o politici, i quali da Marina Punturieri, da quella giovane borghese diventata nobile anche senza sangue blu, avrebbero molto da imparare.

 

ANDREA IANNUZZI

 

 

 

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